2015 – Dichiarazione Tragedia migrazioni

DICHIARAZIONE SULLA TRAGEDIA DELLE MIGRAZIONI NEL MEDITERRANEO:

Dramma e violazioni dei diritti umani.

Le organizzazioni firmatarie della presente dichiarazione:

  1. Prendono atto degli ultimi sviluppi relativi al dramma delle migrazioni nel Mediterraneo, vero disastro umanitario con 350.000 persone che hanno attraversato il Mar Mediterraneo dal mese di gennaio 2015 e almeno 2.600 morti ufficiali.
  2. Considerano le violazioni dei diritti dei migranti e dei rifugiati un affronto nei confronti della dignità umana e delle convenzioni internazionali.
  3. Esprimono la propria preoccupazione di fronte al silenzio dei paesi arabi e delle organizzazioni arabe nei confronti del dramma dei migranti e dei rifugiati provenienti soprattutto dall’Iraq, dalla Siria, dalla Libia e prendono nota della dichiarazione dell’Unione Africana del mese di giugno 2015.
  4. Sottolineano il fallimento della comunità internazionale nel mettere fine alle crisi in Iraq, Siria e Libia e nel mettere in atto delle strategie di sviluppo sostenibile nei paesi del Sud del Mediterraneo e nei paesi africani, allo scopo di facilitare una reale distribuzione delle ricchezze, il rispetto dei diritti civili, politici, economici.
  5. Condannano con forza le restrizioni al diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, diritto che è giuridicamente vincolante ed è sancito dal Patto Internazionale dei diritti economici, sociali e culturali, dalle Convenzioni dell’OIL sui diritti dei migranti (97 e 143) e dalla Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati.
  6. Ribadiscono con forza la loro condanna delle palesi violazioni dei diritti umani,  constatate dalle organizzazioni internazionali e dalle organizzazioni della società civile, che, negli ultimi 15 anni, hanno causato la morte di almeno 20.000 persone, tra uomini, donne e bambini, e che sono il risultato di politiche di gestione delle frontiere aggressive e discriminatorie, ma anche della mancanza di una reale politica di accoglienza.
  7. Esortano gli Stati partner dell’Unione Europea a rifiutare di nutrire questa logica di esclusione mortale, in particolare nell’ambito della cooperazione in materia di mobilità, ma anche in occasione del summit Euro-Africano previsto per i giorni 11 e 12 novembre 2015 a Malta.
  8. Esprimono la loro piena solidarietà ai migranti e rifugiati vittime di trattamenti inumani e di violenze razziste sulle due rive del Mediterraneo e alle frontiere dell’Europa Orientale e dei Balcani; ricordano che l’Unione Europea si mostra complice di tali maltrattamenti sul suo territorio, in mare e anche all’esterno dell’Europa, atteggiamento che è agli antipodi dei suoi valori. Chiedono che i diritti fondamentali e la dignità di queste persone siano rispettati ovunque.
  9. Denunciano la triplicazione dei mezzi dell’agenzia Frontex e la mancanza di sufficienti finanziamenti destinati al salvataggio in mare e all’accoglienza (budget annuale di Frontex nel 2015: più di 115 milioni di euro; budget annuale dell’ufficio europeo per l’asilo: 15 milioni di euro).
  10. Prendono nota delle iniziative prese in esame dall’Unione Europea:
  • per adottare una politica europea unificata sul diritto di asilo, basata sulle norme del diritto internazionale;
  • per la sospensione immediata dell’accordo di Dublino II;
  • per allargare le consultazioni, riguardanti questa politica, ai paesi africani, nell’ambito del summit Africa – Unione Europea che si terrà a Malta il prossimo novembre, e ai paesi arabi interessati;
  • per creare dei centri di selezione e accoglienza di rifugiati e migranti.

A tale proposito, le organizzazioni firmatarie esprimono serie preoccupazioni circa la funzione di questi centri, che potrebbero diventare centri di detenzione e di smistamento delle persone.

Chiedono, invece, che tali spazi siano dei centri di accoglienza e che sia gli attori della società civile che le organizzazioni internazionali competenti possano avervi accesso. Chiedono che le persone accolte in questi centri siano libere di uscire e che sia loro garantito, in modo giusto ed  equo, l’esame della loro condizione individuale da parte di autorità imparziali e indipendenti. Domandano, infine, che vengano stanziate delle risorse  congrue per assicurare un’accoglienza degna e delle procedure rispettose delle garanzie procedurali.

  • Affinché le violazioni dei diritti delle persone siano sanzionate e le vittime possano denunciarle ed ottenere un risarcimento, sia che si tratti di violenze commesse dalle guardie di frontiera, dalla polizia, dai trafficanti o dai passatori;
  • per far luce sulle persone sparite in mare, perseguendo i criminali responsabili;
  • per sviluppare dei corridoi legali e protetti di passaggio e di salvataggio in mare dei migranti e rifugiati.

Si chiede la messa in atto di un meccanismo di monitoraggio delle azioni e di valutazioni di cui sopra, d’intesa con la società civile.

11. Le organizzazioni firmatarie si oppongono a qualsiasi iniziativa di repressione, di esternalizzazione delle frontiere e di incoraggiamento al ritorno dei rifugiati e dei migranti.

12. Ribadiscono le loro proposte al fine di evitare l’improvvisazione e di adottare un approccio concordato, globale e coerente, che abbia lo scopo di trovare una risposta internazionale e umana alla crisi di migranti e rifugiati che rischia di prolungarsi e amplificarsi.

13. Lanciano un appello perché si organizzi una conferenza mondiale sulla questione della crisi umanitaria e esistenziale dei migranti e dei rifugiati, con la partecipazione degli attori della società civile.

14. Esortano alla vigilanza e alla mobilitazione continua di tutte le forze vive della società civile per proteggere i diritti dei rifugiati e dei migranti.

Firmatari:

– Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)

– Unione Générale Tunisienne du Travail (UGTT)

– Forum Tunisien pour les Droits Economiques et Sociaux (FTDES)

– Fédération des Tunisiens pour une citoyenneté des deux rives (FTCR)

– Rete Euro-mediterranea per i Diritti Umani

– Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL)

– SOLIDAR

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